I dottori e la matematica

 DI TERESITA MAZZEI

Il numero, secondo la lingua italiana, viene definito come “ciascuno degli enti costitutivi di una successione ordinata, atto a fornire un contrassegno oppure una valutazione precisa di ordine quantitativo”. Ecco, oggi a questi “enti costitutivi” sono strettamente legati moltissimi aspetti delle attività dei medici, in una sorta di aritmetica della Sanità che quasi sempre li confonde e talvolta addirittura offende come nel caso degli anni di mancato rinnovo contrattuale con la conseguente dolorosa perdita del potere di acquisto della categoria.

Volendo continuare a discertare sugli aspetti aritmetici della professione, dimenticando per un attimo questioni come il rapporto con i pazienti per il quale il preziosissimo tempo di ascolto dovrebbe (sic!) essere tempo di cura, la sovraesposizione mediatica nei tanti casi di supposta malasanità, le aggressioni verbali e fisiche ai medici nello svolgimento del proprio lavoro, le istanze deleterie della medicina difensiva, troviamo sfortunatamente materiale a non finire.

Spigoliamo qua e là. In molte città e anche nella nostra Regione si discute sul numero dei professionisti da impiegare su ambulanze e automediche per i servizi di emergenza sul territorio. Da alcune parti si vorrebbe che in questi casi 1 (medico) fosse uguale a 1 (infermiere), configurandosi la situazione paradossale per la quale il medico sta in Centrale e consiglia una terapia per un paziente soccorso a casa o per strada sulla scorta delle informazioni fornite dall’infermiere che si trova sul posto il quale dovrebbe poi anche, evidentemente, somministrarla. Nel rispetto assoluto e imprescindibile delle figure professionali coinvolte in queste vicende, sembra tuttavia abbastanza ovvio che forse non sempre 1 è davvero sempre e comunque uguale a 1.

Ancora. In Toscana il Governatore Rossi è recentemente tornato alla carica con il proposito di, diciamo, regolamentare l’attività intramoenia dei professionisti che lavorano nel settore pubblico. Anche in questo caso i numeri la fanno da padrone e di fronte ai medici allibiti si disquisisce dottamente di percentuali, ore da destinare a questa attività e proporzioni di guadagno per gli operatori e le Aziende.

L’aritmetica poi imperversa nella questione della famosa “quota 100”, destinata a diventare nel tempo 101, 102, 103 e via numerando, dimenticando però che a questa crescita corrisponderà in un futuro che è già domani una diminuzione spaventosa del numero (ancora lui!) dei medici che lasceranno il lavoro nelle corsie e negli ambulatori e un altrettanto terrificante aumento dei pazienti che con sempre maggiore difficoltà troveranno chi li curerà.

Un altro argomento di fondamentale importanza tutto incardinato sui numeri, stavolta in ambito accademico: quanti devono o dovrebbero essere gli ammessi al Corso di laurea in Medicina a Chirurgia vista la sussistenza in Italia del tanto discusso numero chiuso e quale disponibilità di posti dovrebbe esserci nelle Scuole di specializzazione e nei Corsi per l’accesso alla medicina generale che oggi si configurano come veri e propri colli di bottiglia per tantissimi giovani Colleghi?
Queste ultime tematiche, di enorme interesse non solo per i neolaureati che comprensibilmente in qualche maniera vorrebbero affacciarsi al mondo del lavoro dopo anni di studio e sacrificio, sono state affrontate recentemente in un incontro tenutosi presso la sede dell’Ordine. In questa occasione la politica, nella persona dei rappresentanti delle Commissioni consiliari Sanità e Lavoro del Comune di Firenze, ha chiesto delucidazioni per potere garantire appoggio e considerazioni. Hanno risposto la Presidente dell’Ordine, i sindacati medici, i rappresentanti dell’Università, dei giovani medici e anche quelli degli studenti di Medicina. La quantità delle osservazioni scaturite è stata veramente notevole e gli argomenti di discussione a partire dai differenti punti di vista assai numerosi (sempre per restare in tema).

Il Consiglio e la Presidenza dell’Ordine intendono continuare a seguire le tante vicende declinate secondo le logiche aritmetiche che coinvolgono direttamente i medici e i loro operato per evitare che la “solitudine dei numeri primi” (titolo di un famoso libro di qualche anno fa) finisca per diventare un loro stato d’animo più o meno permanente.