Il gruppo come strumento di intervento nella psicologia perinatale: l’esperienza del Consultorio della Piana di Lucca

Patrizia FistesmairePatrizia Fistesmaire, Dirigente Psicologa, perfezionata in Psicologia perinatale e Responsabile di UF Consultoriale Zona Piana di Lucca, Azienda Usl Toscana Nord-Ovest

 

 

Margherita Sergiampietri, Psicologa e Psicoterapeuta, Centro di Psicoterapia, Ctc Di.Re, Lucca

Luigi Rossi, Direttore di Zona Distretto Piana di Lucca

La nascita di un bambino inevitabilmente cambia prospettive e aspettative nei futuri genitori, che talvolta possono avere dei problemi a rapportarsi con la nuova condizione genitoriale. In questa direzione si sviluppa l’offerta del consultorio della Piana di Lucca.

Parole chiave: psicologia perinatale, consultorio, gravidanza, genitorialità

Introduzione

In questi ultimi tre anni il Consultorio Piana di Lucca ha sviluppato la rete delle relazioni con il territorio ampliando l’offerta dei servizi attraverso collaborazioni significative. Il punto di forza, oggi, nasce proprio dal patto di alleanza con il territorio, dagli enti locali alle associazioni. Per questo si connota non solo come un luogo ma anche come uno spazio di transizione.

Organizzato in percorsi, dove la persona è al centro, il Consultorio sostiene la gravida con un’attenzione alla presa in carico a tutto tondo. Nel percorso nascita l’accompagnamento alla nascita si esprime in un’offerta integrata di contenitori di salute: dalla presa in carico ostetrica ai Corsi di Accompagnamento alla Nascita (CAN), ai gruppi psicologici dal prima al dopo parto, ai percorsi di coppia, allo spazio papà fino ai percorsi di consultazione psicologica.

Il periodo della gravidanza è fondamentale per preparare la madre e il padre a sviluppare nel loro mondo mentale uno spazio adatto per riflettere sul bambino non ancora nato.

Nella società contemporanea, la nascita rappresenta un evento importante e di cambiamento sia per l’individuo sia per la coppia. Con l’arrivo di un figlio si riformulano nuovi assetti e adattamenti intervenendo sull’equilibrio preesistente, quando la coppia si trasforma in famiglia. Sorge la necessità di crescere e di sviluppare differenti dispositivi. Al contempo, diventare madre e padre significa trasformare la propria identità in modo sostanziale. Il cambiamento è profondo: dal modo di pensare e di immaginarsi al mondo delle relazioni e degli affetti.

In un momento di intensa trasformazione dei rapporti familiari e sociali, l’investimento di salute sul momento che precede la nascita di un figlio rappresenta una scommessa di salute sul singolo, sulla famiglia, ma anche sulla collettività.

Il progetto

“Te lo dico di pancia” nasce dal desiderio di offrire supporto e contenimento ai processi psicologici che si attivano e si sviluppano dalla gravidanza alla maternità. Prepararsi ad accogliere un bambino e a sostenerlo nei primi passi della sua esistenza è molto importante per iniziare col giusto passo la vita da neo-genitori. Se è vero che madri non si nasce ma si diventa, è importante tenere conto del processo maturativo che durante la gravidanza raggiunge il culmine e che porta gradualmente la donna a poter diventare madre.

Per rispondere a questa esigenza il Consultorio Piana di Lucca si è attivato insieme al Comune di Lucca per rafforzare ulteriormente l’offerta di percorsi di accompagnamento alla nascita aderendo al Progetto Lucca In - Interrelazioni in natura contro la povertà.

All’interno del Consultorio è stata offerta la possibilità di creare gruppi di sostegno psicologico per le gravide prima e dopo il parto.

Il gruppo ha svolto una funzione di contenimento delle ansie e preoccupazioni rivolte alla maternità accogliendo più donne e rappresentando un punto di riferimento stabile e identificabile.

Dal 2018 a oggi sono stati attivati due gruppi di circa quindici donne ciascuno.

L’obiettivo era di configurarsi sia come un punto di riferimento per la presa in carico psicologica sia come un dispositivo di protezione per le situazioni di fragilità. Tutta l’équipe del Consultorio, gli operatori sanitari dei servizi dell’Ospedale e del Territorio, i Servizi Sociali, i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di libera scelta sono stati informati attraverso una comunicazione interna ed esterna rinnovata attraverso i media.

A tutte le donne è stata fornita una brochure del progetto consegnata dall’ostetrica insieme al libretto di gravidanza.

La caratteristica del gruppo è stata la flessibilità nell’accoglienza di nuovi ingressi pur mantenendo stabile il nucleo originario composto da cinque madri. Il primo gruppo si incontra ancora oggi con i bambini e accoglie ingressi transitori di neo madri nel periodo post partum che attraversano momenti di difficoltà.

L’esperienza delle donne nel gruppo

La presenza di future madri e di neo madri all’interno di un medesimo gruppo ha consentito di attivare un rispecchiamento importante. 

Nel corso della gravidanza la donna, se sostenuta dal contesto di coppia e da quello ambientale, crea uno spazio fisico e mentale per il nascituro che contiene le rappresentazioni di sé come madre, del partner come padre e del futuro bambino.

Dall’analisi dei verbatim emerge da subito come il processo di “adattamento” alla maternità sia caratterizzato da sentimenti ed emozioni contrastanti. In gravidanza si registra una sorta di scollamento dalla vita ordinaria, i primi mesi spesso sono caratterizzati da malesseri fisici e da uno stato generale di sonnolenza, successivamente emergono episodi di veglia e pavor notturni: “faccio sogni mostruosi, se li raccontassi fuori dal gruppo a persone non incinte mi sentirei una malata di mente” (Maria). Il cambiamento della fisicità, che spesso è fonte di angoscia, rende anche difficile riposare: “ero abituata a dormire a pancia in giù e ora… non dormo più” (Sara). Questo rappresenta il vissuto di inquietudine della gravida, che fatica mentre gli altri si attendono che lei si senta puramente felice. In contrapposizione le vite delle altre persone proseguono come sempre: “sono alienata, non riesco a dormire la notte e il giorno, quando gli altri mi parlano non seguo le loro frasi. Solo a vederli parlare mi gira la testa” (Elisa).

Emotivamente, complici anche gli ormoni, le reazioni agli eventi che accadono seguono binari differenti anche rispetto al vissuto precedente della donna: “gli amici mi parlano del lavoro, delle loro cose…, ma io ora ho voglia di pensare a me. In questo momento riesco solo a pensare alla mia pancia, e venire al gruppo mi ha fatto sentire meno egoista, perché ho capito che è giusto abbia voglia di pensare a me e al mio piccolo” (Serena). Ed ecco che ritagliarsi uno spazio di gruppo favorisce l’appartenenza a un nuovo status, dove l’egoismo significa il riconoscimento di una nuova condizione.

A livello psicologico la gravidanza rappresenta la creazione di una nuova vita e, in particolar modo per le primipare, di una nuova immagine di sé. Fin dal momento della scoperta dell’attesa, inizia un movimento psicologico che porterà alla nascita della propria idea di madre. È un percorso differente per ognuna, caratterizzato da grandi emozioni, dubbi, interrogativi: “non mi sento mamma, perché non mi sento diversa da prima… quando accadrà sentirò di essere madre?” (Laura), non di rado riemergono ricordi e dinamiche della propria infanzia, nel rapporto con i propri genitori: “mi vengono in mente tanti ricordi di quando da piccola piangevo e l’unica cosa che mi calmava era l’odore della mia mamma… Se ci penso lo sento ancora…” (Martina).

Madri non si nasce al momento del concepimento, il modello di madre che si incarnerà è il risultato di un lungo processo psicologico, potenzialmente inconscio, che ha radici nella propria infanzia, nell’esperienza di figli, nella cultura in cui siamo cresciuti e nella società in cui viviamo, oltre che nelle scelte consapevoli che facciamo. La gravidanza è il primo momento durante il quale si crea lo spazio in cui può emergere il materno inconscio e la donna fa i conti con la bambina che è stata. È un periodo di criticità emotiva che deve essere accolta e tutelata: “mia mamma non mi guarda mai la pancia. Capisco che teme che dopo la trascurerò. Ha sempre tanto bisogno di sapere che la penso. Non vorrei essere così anch’io, ma parlando con voi ho realizzato che io sono consapevole che esiste questo rischio. Vorrà pur dire qualcosa!” (Maria).

I cambiamenti nel gruppo

Il gruppo di condivisione è in questo senso una risorsa in più, la criticità emotiva non ha necessariamente esiti negativi, è una fragilità che deve essere accolta e elaborata. Quando Marshall (2005) parla di baby blues sottolinea in più occasioni il carattere transitorio del disturbo e l’utilità di creare reti di sostegno emotivo al fine di promuovere l’evoluzione positiva del malessere se non addirittura di prevenire la sua insorgenza.

Il percorso di “Te lo dico di pancia”, attraverso gli incontri di condivisione, ce l’ha confermato: “ogni volta che arrivo al gruppo mi sento sola e affaticata, quando esco mi sento fortunata e coccolata. Eppure semplicemente si fanno giusto due chiacchiere, buffo no?” (Giovanna).

Ma proseguendo con gli incontri è emerso altro ancora: i momenti di condivisione sono risultati dei veri e propri attivatori di emozioni, di relazioni, di scambi di sguardi sulla vita, che stimolano benessere: “quando sono a casa piango sempre, per tutto, senza motivo…vengo qui e rido per due ore… anche raccontando dei miei pianti!” (Valeria). Si è creata una vera e propria comunità di mamme, in cui diventano possibili scambi di confidenze che prima non sembravano nemmeno pensabili. Come afferma la psicologa, conduttrice dei gruppi: “più volte, nei colloqui individuali, ho rassicurato donne preoccupate di sentirsi minacciate dalla condivisione della condivisione, garantendo che nel gruppo potevano serenamente scegliere di non dare informazioni di sé che non volevano. E puntualmente mi sono ritrovata ad ascoltare le stesse, pochi minuti dopo, nel gruppo, raccontare i medesimi fatti, soddisfatte ed emozionate, mai dubbiose dell’accoglienza o intimorite dal giudizio”.

Per mezzo del gruppo è stata addirittura pensabile una condivisione di latte. Nel corso di un incontro dopo la nascita del suo bambino, una mamma, che aveva scarsa produzione di latte ha lanciato l’idea di prendere il latte per il proprio piccolo da un’altra partecipante che parlava di fare la donazione: “ci pensavo stamani, ci vorrebbe una mamma che conosco bene da cui prendere il latte-vero, vengo al gruppo e ti trovo – ride – non credevo nella mia vita avrei mai pensato una cosa simile, però al seno no, mi farebbe troppo strano – ridono” (Sara e Giulia).

La nascita del gruppo telefonico

Uno strumento nato dalla mente del gruppo è stato proprio una piattaforma telefonica condivisa. Dichiara la psicologa che: “il gruppo telefonico ha reso possibile scambiare informazioni e confrontarsi sui dubbi anche al di fuori degli incontri e riuscire in questo modo a mantenersi in contatto pure nel periodo in cui il percorso è stato interrotto per l’arrivo dei neonati. Il gruppo telefonico si è rivelato un ottimo strumento per stare vicine a tutte le neo mamme, comprese quelle che per vari motivi, fisiologici o organizzativi o altro, non riuscivano a partecipare fisicamente agli incontri. Attraverso la piattaforma rimangono nella comunità, possono chiedere ed esprimersi e il resto della comunità può sollecitarle, ascoltarle, sostenerle e a loro volta chiedere ed esprimere”.

Conclusioni

Questo ci mostra come il processo del percorso “Te lo dico di pancia” sia cresciuto, come le interazioni si siano trasformate in relazioni che mantengono la presenza dell’altro anche nell’assenza fisica e costruiscono quella rete sociale di supporto, obiettivo perseguito fin dalla progettazione del percorso.

La comunità di “Te lo dico di pancia” è cresciuta non solo in intensità di rapporti ma anche in numero. 

Il percorso prosegue arricchito dalla presenza dei nuovi nati che via via si fanno sempre più partecipi ai colloqui, è incredibile vedere come con sempre maggior frequenza i neonati vengano consolati e trastullati dall’una o dall’altra mamma, a dimostrazione del fatto che si sta creando una famiglia allargata condivisa.

 

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